Ho letto su Internazionale un interessante articolo di Tomas Weber, tratto dalla rivista britannica 1843 Magazine, sul futuro del caffè minacciato dal cambiamento climatico.

L’aumento delle temperature, la siccità e le alterazioni delle precipitazioni rendono sempre più difficile coltivare le due specie più diffuse, Arabica e Robusta.

La ricerca sta però esplorando nuove possibilità. Il botanico Aaron Davis, dei Royal Botanic Gardens di Kew, studia specie selvatiche capaci di adattarsi meglio a un clima più caldo. Tra queste spicca la Coffea stenophylla, originaria dell’Africa occidentale, che cresce in ambienti più caldi rispetto all’Arabica e produce un caffè dalle caratteristiche aromatiche apprezzabili, paragonabili a quelle di alcune varietà pregiate.

Siamo ancora nella fase della sperimentazione, ma questa scoperta ricorda che:

🌿 La biodiversità non è soltanto una ricchezza da proteggere: è anche una risorsa fondamentale per il futuro della nostra alimentazione.

Per anni abbiamo privilegiato poche specie e varietà agricole, selezionate soprattutto per produttività e valore commerciale. Oggi, invece, proprio nelle specie selvatiche potremmo trovare risposte alle sfide del cambiamento climatico. Il discorso riguarda non solo il caffè, ma anche cacao, frumento, riso e molti altri alimenti.

Il futuro di ciò che mangiamo e beviamo dipenderà anche dalla nostra capacità di proteggere la diversità naturale.

Una lettura interessante, che invita a guardare una semplice tazzina di caffè con occhi diversi.

Fonte: Tomas Weber, “Se finisce il caffè”, Internazionale, da 1843 Magazine.

 

Perché il riscaldamento globale minaccia il caffè?

Oggi il mercato mondiale dipende quasi esclusivamente da due specie botaniche:

  • Coffea arabica, l’Arabica, apprezzata per la complessità aromatica, ma particolarmente sensibile alle condizioni climatiche.

  • Coffea canephora, la Robusta, generalmente più tollerante alle temperature elevate, ma anch’essa vulnerabile al caldo eccessivo e alla siccità.

L’aumento delle temperature può compromettere la fioritura, lo sviluppo dei frutti e la produttività. Inoltre, la modificazione delle precipitazioni e la maggiore frequenza degli eventi climatici estremi possono rendere inadatte alcune aree di coltivazione.

 

La scoperta più interessante: Coffea stenophylla

È una specie selvatica originaria dell’Africa occidentale, in particolare della Sierra Leone, della Guinea e della Costa d’Avorio.

I suoi frutti, a maturazione, diventano scuri, quasi neri, anziché del tipico colore rosso di molte varietà commerciali.

Nel 2021 uno studio pubblicato su Nature Plants ha mostrato qualcosa di sorprendente: questa specie cresce naturalmente in condizioni caratterizzate da temperature medie annue circa 6,2-6,8 °C superiori a quelle dell’habitat naturale dell’Arabica.

E soprattutto, presenta un profilo aromatico paragonabile a quello di un’Arabica di qualità.

Attenzione, però: questo dato non significa che possa sopportare qualsiasi aumento della temperatura. Indica una maggiore tolleranza climatica nelle condizioni studiate, mentre la sua coltivabilità su larga scala deve ancora essere approfondita.

Non è soltanto una questione di resistenza al caldo

Nel 2025, uno studio pubblicato su npj Science of Food ha analizzato il profilo metabolomico della Stenophylla, individuando alcune somiglianze con l’Arabica nelle concentrazioni relative di composti importanti per il gusto, tra cui:

  • Caffeina

  • Trigonellina

  • Saccarosio

  • Acido citrico

I ricercatori hanno individuato anche la teacrina, un alcaloide strutturalmente correlato alla caffeina, finora non documentato nei chicchi di caffè.

Questo significa che la ricerca non sta semplicemente cercando una pianta capace di sopravvivere alle temperature più elevate. Sta cercando di preservare anche le caratteristiche sensoriali che rendono il caffè una bevanda così apprezzata.

Una riflessione che va oltre il caffè

Trovo particolarmente significativo un aspetto: per decenni l’agricoltura ha privilegiato un numero relativamente ristretto di specie e varietà, selezionate soprattutto per resa, qualità e caratteristiche commerciali.

Oggi il cambiamento climatico ci sta mostrando quanto possa essere importante conservare la biodiversità genetica.

Le specie selvatiche, apparentemente poco interessanti dal punto di vista commerciale, possono possedere caratteristiche agronomiche preziose, come la tolleranza al caldo, la resistenza a determinate malattie o la capacità di adattarsi a condizioni ambientali differenti.

È un tema che riguarda anche il frumento, il riso, il cacao e numerose altre colture alimentari.

C’è un paradosso interessante: per proteggere il futuro della nostra alimentazione potrebbe essere necessario recuperare la biodiversità che abbiamo progressivamente trascurato.