Genetica, fame, sazietà, stress, sonno e ambiente influenzano il peso più di quanto spesso si pensi.
Quando si parla di obesità, ancora troppo spesso il discorso viene ridotto a una formula apparentemente semplice: mangiare meno e muoversi di più.
In realtà, oggi sappiamo che l’obesità è una condizione molto più complessa. Il peso corporeo non dipende soltanto dalle scelte alimentari o dalla forza di volontà, ma dall’interazione tra numerosi fattori biologici, psicologici, ambientali e sociali.
Per questo motivo, affrontare l’obesità significa innanzitutto superare il giudizio e comprendere meglio la persona, la sua storia e il contesto in cui vive.
Il peso è influenzato dalla biologia
Il nostro organismo dispone di sofisticati meccanismi che regolano fame, sazietà, consumo energetico e deposito delle riserve.
Genetica, ormoni, metabolismo e sistema nervoso centrale partecipano alla regolazione del peso corporeo. Anche alcuni farmaci, determinate condizioni cliniche, la qualità del sonno e le modificazioni ormonali possono contribuire a rendere più difficile il controllo del peso.
Inoltre, quando una persona perde peso, l’organismo può mettere in atto veri e propri meccanismi di adattamento: può aumentare la fame e, contemporaneamente, ridurre il dispendio energetico.
Questo aiuta a comprendere perché perdere peso sia talvolta relativamente semplice nelle prime fasi, mentre mantenerlo nel lungo periodo possa diventare molto più complesso.
Non è quindi corretto interpretare ogni difficoltà come una mancanza di impegno.
Anche l’ambiente condiziona le nostre scelte
Mangiare è una decisione individuale, ma le nostre scelte avvengono sempre all’interno di un determinato ambiente.
Pensiamo alla disponibilità continua di alimenti molto appetibili, alla pubblicità, alle porzioni sempre più grandi, alla sedentarietà lavorativa, agli spostamenti in automobile, alla mancanza di tempo per cucinare o praticare attività fisica.
Anche stress e sonno insufficiente possono modificare il comportamento alimentare e i segnali che regolano fame e sazietà.
La domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto:
“Perché questa persona mangia troppo?”
ma anche:
“Quali fattori biologici, psicologici e ambientali stanno rendendo più difficile la gestione del peso?”
È un cambio di prospettiva importante, perché sposta l’attenzione dalla colpa alla comprensione.
L’obesità non si cura con il senso di colpa
Lo stigma nei confronti delle persone con obesità è ancora molto diffuso.
Frasi come “devi solo mangiare meno”, “basta avere più forza di volontà” o “se volessi davvero dimagrire ci riusciresti” non soltanto sono semplicistiche, ma possono avere conseguenze negative.
La colpevolizzazione può aumentare frustrazione, disagio psicologico e sfiducia, fino ad allontanare la persona dai percorsi di cura.
Un approccio moderno dovrebbe invece considerare l’obesità come una condizione cronica e multifattoriale, che necessita di strategie personalizzate e, quando necessario, di un intervento multidisciplinare.
La persona deve essere al centro del percorso
Un percorso nutrizionale efficace non dovrebbe limitarsi alla consegna di una dieta.
Prima di modificare l’alimentazione è necessario conoscere la persona: le sue abitudini, la giornata lavorativa, il rapporto con il cibo, il livello di attività fisica, il sonno, lo stress, le eventuali patologie e i farmaci assunti.
Gli obiettivi devono essere realistici e condivisi.
Per alcune persone il primo risultato può essere una riduzione del peso. Per altre, inizialmente, può essere più importante migliorare la qualità dell’alimentazione, aumentare l’attività fisica, preservare la massa muscolare, migliorare glicemia, pressione arteriosa o profilo lipidico.
Il numero sulla bilancia è soltanto uno degli indicatori.
Non significa semplicemente “mangiare meno”
Anche dal punto di vista nutrizionale, l’obiettivo non dovrebbe essere soltanto quello di ridurre le calorie.
È importante lavorare sulla qualità dell’alimentazione, sulla sazietà e sull’organizzazione dei pasti.
Una dieta ricca di vegetali, legumi, cereali integrali, fonti proteiche adeguate, frutta secca e grassi di buona qualità può aiutare a costruire un modello alimentare più nutriente e sostenibile.
Contemporaneamente è importante limitare la frequenza di alimenti ad alta densità energetica e favorire comportamenti che possano essere mantenuti nel tempo.
Una strategia estremamente restrittiva può far perdere peso rapidamente, ma se non è compatibile con la vita reale rischia di avere una durata molto breve.
Ed è proprio la sostenibilità uno degli aspetti fondamentali della terapia dell’obesità.
Non esiste un’unica soluzione
Anche la World Obesity Federation sottolinea come nessun singolo intervento possa risolvere da solo il problema dell’obesità.
Servono sistemi sanitari in grado di offrire cure adeguate, professionisti formati, politiche alimentari efficaci, città che favoriscano il movimento, ambienti di lavoro meno stigmatizzanti e una comunicazione pubblica che smetta di attribuire tutto alla responsabilità individuale.
Questo non significa negare l’importanza delle scelte personali.
Significa riconoscere che le nostre scelte sono influenzate dal corpo in cui viviamo e dall’ambiente nel quale ci muoviamo.
Meno colpa, più comprensione, più cura
Forse è proprio questo il messaggio più importante.
L’obesità non è semplicemente il risultato di una mancanza di volontà e non può essere affrontata attraverso il giudizio.
Serve invece comprendere quali fattori stanno contribuendo al problema e individuare quelli sui quali possiamo concretamente intervenire.
Il percorso nutrizionale non dovrebbe essere una punizione, ma uno strumento di cura e di educazione alimentare.
Meno colpa, quindi. Più comprensione. E soprattutto più cura.
Perché prendersi cura del peso significa, prima di tutto, prendersi cura della persona.
Nel prossimo articolo parleremo dei nuovi farmaci che si stanno usando per gestire l’obesità. Mi riferisco alle incretine, le famose “punturine”.
Contattami per informazioni su un percorso nutrizionale basato su rispetto, professionalità ed empatia.
Dr Loreto Nemi, Dietista Nutrizionista, Docente Universitario
06 96 70 18 88
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