Molte persone (non soltanto bambini) faticano a mangiare le verdure a causa della consistenza e del sapore. Ma dietro questa reazione c’è una spiegazione scientifica… ed anche una soluzione

di Loreto Nemi, dietista e nutrizionista, docente universitario

Sei disperato perché i tuoi figli non mangiano le verdure? Ti sei mai sentito in colpa perché non riesci proprio a mangiare i broccoli o la cicoria?

Sai bene che bietola e cicoria fanno bene alla salute, ma proprio non riesci a mandarle giù quando le hai nel piatto.

Non sei il solo. E, soprattutto, non c’è nulla di sbagliato in te!

Il rifiuto di certi ortaggi ha radici profonde, biologiche e culturali.

Sappi che il gusto può essere educato.

E con un approccio graduale e strategico è possibile imparare ad apprezzare anche i sapori più difficili, come i broccoletti di Bruxelles ed il carciofo.

In questo articolo ti spiegherò il motivo dell’avversione verso le verdure amare e come superare quest’ostacolo, passo dopo passo, con evidenze scientifiche alla mano.

 

Le verdure fanno bene alla salute

Nel mio lavoro quotidiano di nutrizionista, consiglio sempre ai miei pazienti di mangiare le verdure.

Si tratta di uno dei consigli nutrizionali più consolidati e trasversali tra i diversi modelli alimentari salutari, dalla dieta mediterranea a quella plant-based, come spiego anche qui.

Le verdure apportano una combinazione unica di micronutrienti, fibra, acqua e fitocomposti bioattivi che favoriscono la salute metabolica, intestinale, cardiovascolare e immunitaria.

Nonostante questo, molte persone (soprattutto i bambini, ma non solo) riferiscono una reale difficoltà nel consumarle, in particolare per via del sapore amarognolo.

 

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Un fattore genetico

La difficoltà ad accettare il gusto amaro non è solo una questione di gusti personali, ma ha una base biologica ed evolutiva. Alcune sostanze naturalmente presenti nelle verdure, come gli alcaloidi e i glucosinolati, hanno un sapore amaro che, nel corso dell’evoluzione, ha funzionato come segnale di potenziale tossicità.

Di conseguenza, siamo biologicamente predisposti ad evitare i sapori amari, soprattutto nei primi anni di vita.

Si tratta di un vero e proprio meccanismo difensivo, ancora più accentuato in alcune persone geneticamente predisposte a percepire l’amaro in modo più intenso: i cosiddetti supertaster, che rappresentano circa un quarto della popolazione. Questi individui, altamente sensibili anche ad altri gusti marcati (come il dolce intenso o il piccante), possono trovare molte verdure semplicemente immangiabili.

Ma il gusto non è determinato soltanto dai nostri geni…

 

Anche le abitudini contano

Le abitudini svolgono un ruolo fondamentale nella nostra alimentazione e così anche in relazione al nostro palato.

Ciò che ci piace o meno è determinato anche dagli alimenti che siamo soliti portare in tavola.

Esistono altri due fattori che determinano la costruzione del nostro palato:

1. L’esposizione precoce ai sapori, già nella pancia della mamma e nei primi anni dell’infanzia. Il liquido amniotico e il latte materno veicolano molecole aromatiche che condizionano le preferenze future.

2. L’esperienza e la cultura alimentare. Crescere in un ambiente dove le verdure sono presenti, cucinate con cura e proposte in modo appetibile, favorisce l’accettazione. Al contrario, mangiare sempre verdure stracotte, insipide o ripetitive può generare disgusto ed avversione.

Negli anni, anche l’industria alimentare ha contribuito a “disallenare” il palato alle verdure: la continua presenza di alimenti ultra-processati, iper-confezionati, spesso dolci o grassi, ha ridotto l’abitudine a gusti più complessi, naturali e vegetali.

 

Educare il palato alla verdura

Per fortuna si può educare il palato a mangiare la verdura, anche quando proprio non va giù!

La scienza del comportamento alimentare conferma che l’esposizione ripetuta a determinati sapori può modificarne la percezione.

È possibile imparare ad apprezzare anche le verdure più amare adottando un approccio graduale e strategico.

Le tecniche per imparare a mangiare la verdura

Tre le tecniche principali:

1. Sfida: inizia con piccole dosi di verdure poco gradite, con atteggiamento esplorativo. Una al giorno, una piccola porzione. La ripetizione crea familiarità.

2. Abbina: combina le verdure con ingredienti aromatici che bilancino e armonizzino i sapori (es. agrumi, erbe, spezie, aceto balsamico). Sperimenta senza paura!

3. Gioca: integra elementi dolci o grassi, come miele, burro, olio extravergine o frutta secca, che modulano la percezione dell’amaro agendo direttamente sui recettori gustativi.

Anche la scelta delle verdure da cui iniziare ha un ruolo.

Le varietà dolci e poco amare — come carote, zucca, barbabietole arrostite, patate dolci, peperoni rossi e cetrioli — rappresentano ottimi punti di partenza. È utile anche sfruttare ricette che prevedano cotture che esaltano la dolcezza naturale degli ortaggi, come la cottura al forno o la grigliatura.

 

Come far mangiare le verdure ai bambini

Abituare i bambini al sapore delle verdure può essere una sfida, soprattutto le verdure a foglia verde.

Un buon modo per iniziare è presentarle in modo creativo e giocoso. Ad esempio, puoi comporre faccine o piccoli paesaggi nel piatto, usando fette di cetriolo come occhi, pomodorini per il naso, carote per la bocca o i capelli.

Coinvolgere i più piccoli nella preparazione li rende più curiosi e disponibili ad assaggiare.

Anche la varietà di colori può aiutare: un piatto vivace e allegro è molto più attraente.

Iniziare con verdure dal sapore più dolce, come le carote o la zucca, può essere utile per educare gradualmente il palato e ridurre il rifiuto iniziale.

 

Conclusione

Non apprezzare le verdure non significa essere meno sani o meno motivati: significa, semplicemente, avere un punto di partenza diverso. Rieducare il palato richiede tempo, pazienza e curiosità.

Comincia da dove sei. Se oggi mangi una porzione di verdura al giorno, prova ad aggiungerne una in più. Se hai sempre evitato certi ortaggi, sperimenta un nuovo metodo di cottura o un abbinamento diverso.

Ogni piccolo passo conta. E ogni nuova scoperta può trasformarsi in un’abitudine duratura.

Del resto, la salute non nasce dalla perfezione, ma dal progresso continuo!

 

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