Dalla cultura giapponese arriva una lezione millenaria per imparare a mangiare con moderazione, ascolto e consapevolezza
di Loreto Nemi, nutrizionista e dietista, docente universitario
In Giappone esiste un antichissimo principio che può trasformare il nostro modo di mangiare (e di vivere): “hara hachi bun me”, che significa letteralmente “pancia all’ottanta per cento”.
È un invito a fermarsi prima di sentirsi completamente sazi, lasciando intenzionalmente un piccolo spazio nello stomaco. Un concetto semplice, eppure rivoluzionario, specialmente per noi che viviamo in una società che spesso ci spinge a mangiare troppo, troppo in fretta e senza ascoltare davvero il nostro corpo.
Di questo aspetto (le abitudini alimentari che scattano in automatico nel nostro cervello) ho parlato in maniera approfondita qui.
Il segreto della longevità viene dalle Blue Zones
Il segreto della longevità si traduce in un’espressione: “Hara hachi bun me”.
Si tratta di una pratica profondamente radicata nella quotidianità degli abitanti di Okinawa, un arcipelago giapponese famoso in tutto il mondo per la sua straordinaria concentrazione di ultracentenari. Non a caso, Okinawa è una delle famose “Blue Zones”, aree del mondo studiate dall’esploratore e scrittore Dan Buettner nel suo libro “The Blue Zones: Lessons for Living Longer from the People Who’ve Lived the Longest”.
Oltre al libro, le ricerche di Buettner hanno avuto successo grazie al documentario “Zone blu: i segreti della longevità” disponibile su Netflix.
Qui, la moderazione a tavola non è solo una questione di dieta, ma una vera e propria filosofia di vita: un approccio esistenziale fatto di consapevolezza, equilibrio e rispetto per il proprio corpo. Non si tratta di restrizione o privazione, ma di attenzione: nutrirsi senza colmarsi, fermarsi quando si è soddisfatti, non pieni.
In Italia esistono le Blue Zones? Scoprilo nel mio articolo che trovi qui.
Perché mangiare fino all’80% della sazietà?
Adottare il principio di “hara hachi bun me” porta con sé numerosi benefici per la salute, tra cui:
- Migliore digestione: evitando il sovraccarico dello stomaco, il sistema digestivo lavora meglio e con meno fatica.
- Prevenzione delle malattie metaboliche: una minore assunzione calorica aiuta a ridurre il rischio di obesità, diabete e altre patologie croniche.
- Ascolto dei segnali corporei: si impara a riconoscere fame vera e sazietà reale, distinguendoli da abitudini e desideri emotivi.
- Presenza e consapevolezza: mangiare diventa un atto di cura quotidiana, non solo un automatismo.
Leggi anche: I dodici benefici di un percorso nutrizionale: perché dovresti iniziare ora
Come applicarlo nella vita di tutti i giorni
Mettere in pratica “hara hachi bun me” richiede un piccolo cambiamento nel nostro modo di stare a tavola, ma può fare una grande differenza. Ecco alcune indicazioni pratiche:
- MANGIARE LENTAMENTE, concedendosi il tempo di gustare e percepire i segnali del corpo.
- MASTICARE BENE, per aiutare non solo la digestione, ma anche la percezione della sazietà.
- FERMARSI PRIMA DEL SENSO DI PIENEZZA, quando ci si sente soddisfatti ma non appesantiti.
- Coltivare un atteggiamento di GRATITUDINE verso il cibo al momento del pasto.
Una forma gentile di autodisciplina
In un’epoca in cui l’eccesso è la norma ed il tempo domina anche sui momenti dedicati all’alimentazione, “hara hachi bun me” è una forma di autodisciplina gentile, che ci riporta a un rapporto più equilibrato e rispettoso con il cibo e con noi stessi.
Non è solo una strategia nutrizionale, ma un gesto quotidiano di cura. Un modo per vivere con più leggerezza, nel corpo e nella mente, attraverso una scelta consapevole che può accompagnarci nel tempo e migliorare davvero la qualità della nostra vita.
A volte, il cambiamento comincia proprio da un piccolo spazio lasciato vuoto.

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