Il fritto può essere salutare o addirittura dannoso ma dipende da tanti fattori che andremo a vedere insieme.
A meno che non siano presenti patologie epatiche o pancreatiche che ne sconsiglino l’uso, la frittura e i fritti non fanno male, anzi. Stimolano il fegato e lo aiutano a lavorare più velocemente, accelerando quindi il metabolismo, a patto che siano preparati rispettando alcune regole e che siano ben bilanciati ed associati all’interno del pasto con altri alimenti scelti appositamente.
Quindi, il fritto non deve essere demonizzato. Inserire in modo frequente, anche un paio di volte a settimana, una bella frittura e dei soffritti ha molti vantaggi sullo stimolo metabolico e così sul dimagrimento. Non bisogna sempre preoccuparsi solo delle calorie dei cibi, ma soprattutto della risposta ormonale che un alimento produce all’interno dell’organismo.
Infatti un recente studio pubblicato sul Journal of Medicinal Food (S.Farnetti et al, Food Fried in Extra-Virgin Olive Oil Improves Postprandial Insulin Response in Obese, Insulin-Resistant WomenJ Med Food 14 (1) 2011) dimostra che la cottura in olio riduce il carico glicemico degli alimenti, cioè la capacità di rilasciare zuccheri nel sangue.
Per esempio, durante la frittura delle patate si formano amidi resistenti non assorbibili, come pure mantecando la pasta in padella si producono amidi solo parzialmente digeribili dagli enzimi digestivi (alfa-amilasi). La cottura in olio bollente è adatta a qualsiasi alimento e migliora le qualità organolettiche di ortaggi e cereali, come pure dei cibi proteici. In generale, il fritto è più digeribile rispetto ad altri tipi di cottura in quanto l’alimento di disidrata e quindi è facilmente aggredibile dai succhi digestivi. L’alimento fritto, nelle sue proprietà nutrizionali sarà molto più vicino ad un alimento crudo. Infatti nel corso della frittura, se la temperatura dell’olio è mantenuta costante e sostenuta, si evita l’imbibizione d’olio mediante la creazione immediata di una barriera lipidica che da una parte ostacola la penetrazione del grasso, dall’altra preserva i nutrienti.
La frittura agisce principalmente grazie ad un’azione coleretica e colagoga, in altre parole fa contrarre e decongestionare la colecisti.
Quindi, niente più tabù sul fritto, a patto che si seguano delle regole precise, prime fra tutte, la scelta dell’olio e la temperatura di cottura. Inserire la frittura in una dieta per dimagrire è possibile e sicuramente dà anche un certo grado di soddisfazione e appagamento, e io posso insegnarti come fare, lavorando sulle associazioni e sulle giuste combinazioni!
LE 7 REGOLE PER UNA SANA FRITTURA
Qual è l’olio più adatto?
L’olio extra vergine d’oliva. L’olio extravergine di oliva si distingue dagli altri oli vegetali perché proviene dalla spremitura meccanica di un frutto, l’oliva. Spremere un seme, che non ha acqua (come mais, girasole, arachidi ecc.) richiede, invece, l’utilizzo di solventi e una serie di processi chimici che lasciano tracce e modificano la struttura degli acidi grassi dell’olio. Infatti, i grassi idrogenati che sono presenti negli oli di girasole, arachide, mais, sono da evitare a crudo e tanto più in cottura. L’olio extra vergine d’oliva, invece, è l’olio migliore anche per friggere, perché è ricco in acidi grassi monoinsaturi e soprattutto di tocoferoli (antiossidanti) che lo rendono più stabile durante la cottura. Inoltre, non contiene acidi grassi trans e idrogenati. Esso ha un punto di fumo relativamente alto, circa 180 °. Anche l’olio di arachidi è molto stabile ad alte temperatura ma solo quelli da agricoltura biologica sono prodotti con metodi che non prevedono l’impiego di solventi chimici e la formazione di acidi grassi trans.
La temperatura
Durante la frittura non superare i 180 gradi di temperatura e se l’olio fuma ed emette un odore acre, bisogna gettarlo via; non riutilizzare più volte l’olio; ridurre i tempi di cottura per evitare che gli alimenti si colorino troppo. E’ nelle parti bruciacchiate o scure che si trova l’acrilamide, una sostanza cancerogena. Superare il cosiddetto punto di fumo, porta alla formazione di acroleina, una sostanza tossica (essa si forma per decomposizione del glicerolo). L’acroleina ha un odore pungente ed è causa di irritazione delle mucose, dermatiti, aumento dell’incidenza di tumori negli animali da esperimento. Per controllare la temperatura, ideale sarebbe usare la friggitrice o avere un termometro e monitorare la temperatura dell’olio.
E’ importante asciugare gli alimenti fritti su carta paglia, e non su carta da cucina assorbente poiché potrebbe cedere sostanze chimiche all’alimento. Inoltre, sono da preferire recipienti in acciaio, e padelle non ampie, l’ideale è il wok. Evitare di utilizzare padelle di alluminio, rame e ferro. Durante la frittura evitare abbassamenti di temperatura che favoriscono l’imbibizione d’olio da parte dell’alimento. L’olio fritto può essere riutilizzato solo se è stato mantenuto a temperatura costante, filtrando ed eliminando residui della frittura. Se l’olio viene riutilizzato si raccomanda un ricambio del 20%.
Molti pazienti mi dicono che friggere con l’olio di oliva rende l’alimento più “pesante”. Secondo me, questa è solo una illusione, poiché il “pesante” che percepiamo fa riferimento agli aromi e ai profumi dell’olio d’oliva. Tali sapori non sono presenti se si utilizzano altri oli vegetali, poiché essi vengono deodorati, decolorati e idrogenati a livello industriale. E’ chiaro che un fritto preparato a casa è nutrizionalmente molto lontano da un fritto di un fast food.
Associare e combinare bene l’alimento fritto all’interno di un pasto è di fondamentale importanza… Come farlo? Questo naturalmente non posso rivelarlo qui sul mio blog… :-)
In conclusione, ecco le regole per una sana frittura:
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Olio extravergine di oliva di ottima qualità;
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Massima temperatura dell’olio 160°C- 180°C. Se l’olio fuma e emette un odore acre gettarlo via per evitare di ingerire l’acroleina;
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Evitare di riutilizzare l’olio da frittura;
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Ridurre i tempi di cottura per evitare che gli alimenti fritti si colorino eccessivamente. L’acrilamide è una sostanza cancerogena che si trova nelle parti bruciacchiate o scure;
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Gli alimenti da friggere devono essere a temperatura ambiente, asciutti, non salati;
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Scolare ed asciugare bene l’alimento. Salare solamente al momento del consumo, poiché il sale renderebbe morbido e non croccante il fritto;
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Preferire recipienti in acciaio.
Per saperne di più sui fritti, ascolta anche il mio podcast su Spreaker.com, lo trovi qui.
stasera una bella patata brava non me la toglie nessuno:)
sono daccordissimo!
credo che alle donne preoccupi l’odore che lascia
ciao!!e per quanto riguarda la formazione di aria nella pancia e il fritto??ne sai qualcosa di questo argomento??
Salve Chiara,
non è una cosa che accade sempre, è molto soggettivo. Sicuramente se ci sono problemi al fegato gravi il fritto è sconsigliato. Se lo associ con una bella insalata verde drenante non dovresti avere problemi di gonfiore. Prova e fammi sapere. un saluto LN
E per quanto riguarda la cottura dell’olio in forno? Dovrei mangiare cibi cotti massimo a 180°, giusto? – Poi mi chiedevo, come si fa a non superare il punto di fumo? Voglio dire, una persona generalmente non ha in casa il termometro da cucina, non c’è un modo più “ad occhio”?
Salve Fabio, si per il forno è simile la storia per l’olio.
Per non superare il punto di fumo a occhio come si fa? In pratica te ne accorgi, perchè non devi mettere il gas molto alto, se l’olio comincia a “fumare” emette una sostanza acre e fastidiosa pungente alla gola, quindi significa che lo hai superato.
Per capire quand’è il momento giusto per cuocere se non hai il termometro si usa un piccolo rametto di rosmarino o una foglia di salvia. La immergi nell’olio bollente, quando cominciano ad uscire delle piccole bollicine intorno alla foglia l’olio ha raggiunto la temperatura per friggere gli alimenti.
un saluto grazie per seguirmi! :-) Buon Anno!
Grazie! Buon anno a te! :)
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